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Coronavirus e condominio

Coronavirus e condominio

Difficile credere, se ce l’avessero detto un paio di mesi fa, che d’ora in poi la vita, nei rapporti interpersonali, potrà e dovrà essere ben diversa da quella che abbiamo vissuto fino ad ora.
Ciò almeno fino a quanto questa pandemia verrà dichiarata conclusa o, quanto meno, il cosiddetto coronavirus sarà tenuto sotto controllo.

Ciò vale, e varrà, d’ora in poi, anche per i condomini, zone che riteniamo essere il nostro “rifugio”, ma non esenti da pericoli esterni, come, ad esempio, essere potenziali focolai di contagi.

Va da sé che, anche nelle parti comuni condominiali, siano esse vani scale, cortili o giardini, bisogna sin da ora seguire delle regole che ci permettano di limitare il potenziale contagio.

In tema di misure igienico-sanitarie in condominio, si devono e si dovranno rispettare le misure di cui all’allegato 1 del d.p.c.m. dell’8 marzo e seguenti, invitando anche le ditte che collaborano con il condominio (portiere, pulitore, impresa di pulizie ecc.), a seguire queste semplici, ma essenziali, indicazioni:

a) lavarsi spesso le mani;
b) evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
c) evitare abbracci e strette di mano;
d) mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro;
e) igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
f) evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
g) non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
h) coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
i) non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
l) pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
m) usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

A titolo di esempio, costituisce applicazione di tali indicazioni utilizzare l’ascensore dello stabile una persona alla volta e pulire con soluzione alcolica, più volte durante la giornata, la pulsantiera e le maniglie.

Dal punto di vista lavorativo della nostra professione di amministratori di condomini, il DPCM del 22 marzo 2020 permette lo svolgimento dell’attività se organizzata in modalità “smart working” o lavoro agile, vale a dire tramite lavoro a distanza e presso gli studi amministrativi, ma senza il contatto con il pubblico.
Ciò rende, di fatto, impossibile poter effettuare le assemblee condominiali (vale a dire l’unico vero momento di riunione dei condomini e condivisione degli argomenti, nonché l’unico momento “decisionale” della vita dei condomini), già, per altro, inserite implicitamente nelle 
“ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”, dove viene detto che 
sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro di cui all’allegato 1, lettera d (mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro)”.

Alcuni studi amministrativi stanno sperimentando la possibilità di effettuare le assemblee in via telematica (tramite videoconferenze), ma, a parer mio, alla luce della legislazione vigente, poco attuabile se non si vuole incorrere in azioni legali per impugnazioni di delibere o opposizioni a decreti ingiuntivi per il mancato pagamento delle spese condominiali.

Tutte le altre attività del condominio, ad ogni modo, possono andare avanti normalmente, almeno quelle ordinarie e che non prevedano l’approvazione di una specifica delibera.

Diverso è il discorso per le attività urgenti ed improrogabili, vale a dire quelle che riguardano, principalmente, la sicurezza dell’edificio e la tutela dei terzi nei confronti del condominio stesso. In questo caso può venire in “soccorso” all’attività dell’amministratore l’art. 1135 del Codice Civile, che prevede che lavori urgenti possano essere autorizzati dall’amministratore, salvo poi comunicarli all’assemblea alla prima assemblea utile.

Nota importante – e dolente, sotto certi punti di vista – è che, se alcune spese per il cittadino potranno o verranno sospese o rimandate nelle scadenze, purtroppo le spese condominiali continueranno ad andare avanti (come spese per le utenze, per la manutenzione ed i servizi delle parti comuni – quali pulizie scale, servizio di portierato ecc.), per cui ai proprietari degli enti condominiali sarà richiesto di far fronte al versamento dei dovuti, come se non vi fosse alcuna emergenza.

Restiamo comunque a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Marco Di Gaetano
MDG – Servizi Immobiliari

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